A cinque mesi dal primo allarme, Il Marforio è tornato nella Pineta di Castel Fusano. Lungo viale del Circuito il nuovo sopralluogo mostra terreno arido, numerosi stalli apparentemente vuoti e giovani piante in difficoltà, mentre restano da chiarire irrigazioni, manutenzione e percentuale di attecchimento.
Nella mattina di lunedì 20 luglio 2026 Il Marforio è tornato nella Pineta di Castel Fusano, nel settore che costeggia viale del Circuito e guarda verso il quartiere Infernetto, per verificare le condizioni delle nuove piantumazioni. A cinque mesi dal precedente sopralluogo, svolto anche insieme a Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel X Municipio, il quadro non mostra un’inversione di tendenza: terreno fortemente arido, radure esposte al sole, numerosi pali di sostegno senza una piantina chiaramente visibile e diversi giovani alberelli apparentemente secchi. La verifica nasce dal timore che, senza irrigazioni e manutenzione adeguate durante l’estate, la riforestazione di Castel Fusano possa registrare un tasso di attecchimento molto basso, vanificando almeno in parte l’investimento pubblico destinato al recupero della pineta.
Castel Fusano, il nuovo sopralluogo lungo viale del Circuito
Il percorso compiuto nell’area ha restituito fin dai primi metri l’immagine di un ambiente sottoposto a un forte stress estivo. Il display dell’automobile, al momento dell’arrivo, indicava circa 35 gradi: un dato indicativo, non assimilabile a una rilevazione meteorologica ufficiale, ma coerente con il caldo avvertito durante il sopralluogo.
Nelle zone aperte la temperatura percepita era particolarmente elevata. Le radure interessate dalle piantumazioni risultavano quasi completamente prive di ombra, mentre il terreno appariva asciutto, polveroso e in alcuni punti quasi sabbioso. La vegetazione erbacea era in larga parte secca.
Il contrasto con la macchia mediterranea circostante è evidente. Ai margini sono ancora presenti arbusti e alberature adulte verdi, mentre negli spazi destinati ai nuovi esemplari il paesaggio appare molto più spoglio. È qui che si concentrano i pali e le canne utilizzati come sostegno per gli alberelli messi a dimora.
Terreno arido e pochi punti d’ombra nella pineta
La mancanza di copertura arborea rende il tratto difficile da attraversare nelle ore più calde. Durante il sopralluogo il calore era intenso e l’aria pesante, una condizione faticosa anche per una semplice passeggiata e che può sottoporre le giovani piante a una pressione significativa.
Castel Fusano porta ancora le conseguenze degli incendi che, nel corso degli anni, hanno modificato profondamente alcune porzioni della pineta. Per questo la riforestazione rappresenta un passaggio essenziale per ricostruire gradualmente il patrimonio verde. Piantare nuovi alberelli, però, costituisce soltanto la prima fase: senza cure successive, controllo dell’attecchimento e apporto idrico nei periodi più difficili, molti esemplari rischiano di non superare le prime stagioni.
Alberelli secchi a Castel Fusano: cosa mostrano le fotografie
Le fotografie scattate durante la verifica documentano un quadro omogeneo. Sono visibili ampie porzioni di terreno arido, erbe secche, sostegni distribuiti in più punti e piccoli esemplari verdi presenti solo in alcune aree. In numerosi stalli, invece, non è possibile distinguere chiaramente una piantina viva. In altri casi si notano giovani piante apparentemente secche o ridotte a pochi fusti.
Le immagini non consentono, da sole, di determinare con precisione la percentuale degli alberelli sopravvissuti. Non sarebbe corretto affermare che tutte le piantine siano morte oppure attribuire ogni criticità esclusivamente alla mancanza d’acqua. Un censimento attendibile dovrebbe essere effettuato dai tecnici incaricati, esaminando gli esemplari e distinguendo quelli vitali da quelli secchi, mancanti o da sostituire.
Il materiale fotografico consente però una constatazione precisa: molti stalli appaiono vuoti o occupati da esemplari in evidente difficoltà, mentre il terreno presenta condizioni compatibili con un forte stress idrico. Al momento del sopralluogo non erano visibili autobotti, tubazioni, personale al lavoro o altri interventi di irrigazione. Questo non prova che un servizio di annaffiatura non esista, ma rende necessario conoscere calendario, frequenza e modalità della manutenzione prevista.
La riforestazione di Castel Fusano cinque mesi dopo il primo allarme
Il quadro osservato non arriva senza precedenti. L’11 febbraio 2026 Il Marforio aveva già documentato le criticità della riforestazione di Castel Fusano, raccontando la presenza di piantine secche, sostegni rimasti apparentemente vuoti e dubbi sulla cura degli esemplari collocati nell’area.
In quel precedente sopralluogo, effettuato anche insieme a Giuseppe Conforzi, era emersa la necessità di verificare il reale attecchimento delle nuove piante e la manutenzione garantita dopo la loro installazione. Il nuovo controllo, svolto nel pieno dell’estate, assume quindi un significato ulteriore: se nei mesi più freschi il problema riguardava già la sopravvivenza iniziale, con temperature elevate e terreno asciutto la situazione diventa ancora più delicata.
A cinque mesi di distanza le criticità non sembrano essere state superate. L’arrivo della stagione calda rende più visibili gli effetti della scarsa presenza di vegetazione nelle radure e aumenta il rischio che gli esemplari già deboli non riescano a sopravvivere.
Dal sopralluogo di febbraio alla verifica estiva
La continuità tra le due verifiche conferisce maggiore rilevanza alla vicenda. Non si tratta della fotografia occasionale di un terreno arido in luglio, ma del seguito di un problema già segnalato diversi mesi prima. Il punto da chiarire è se l’Amministrazione abbia effettuato controlli, quali risultati abbia registrato e quali misure siano state adottate per accompagnare le piante durante la fase più delicata.
Il precedente approfondimento de Il Marforio può essere consultato nell’articolo dedicato alla riforestazione di Castel Fusano e alle piantine secche.
Irrigazione e manutenzione: le risposte attese da Roma Capitale
La questione non può essere risolta soltanto attraverso le impressioni raccolte sul posto. Servono dati ufficiali. Occorre sapere quanti alberelli siano stati messi a dimora nel settore di viale del Circuito, quanti abbiano attecchito, quanti siano risultati secchi e quanti debbano essere sostituiti.
È necessario chiarire anche chi sia responsabile della manutenzione della riforestazione, con quale frequenza siano previste le irrigazioni e se il contratto o il progetto contemplino la sostituzione degli esemplari che non superano la fase di attecchimento. È importante comprendere inoltre se siano stati effettuati sopralluoghi tecnici durante la primavera e l’estate e quali siano state le valutazioni prodotte.
Senza queste informazioni non è possibile stabilire in modo definitivo se ci si trovi davanti a una fisiologica quota di mortalità oppure a una criticità più ampia nella gestione dell’intervento. Le condizioni documentate, tuttavia, rendono difficile considerare soddisfacente il risultato visibile lungo viale del Circuito.
Il rischio di un investimento pubblico senza risultati duraturi
La riforestazione di Castel Fusano non può essere valutata soltanto attraverso il numero degli alberelli inizialmente collocati. Il vero indicatore è quanti esemplari riescano a vivere, crescere e contribuire negli anni alla ricostruzione della pineta. Piantare senza garantire la sopravvivenza delle piante rischia di trasformare un investimento ambientale in una sequenza di interventi da ripetere, con nuovi costi e risultati limitati.
Il bilancio più attendibile potrà essere tracciato alla fine dell’estate, quando sarà possibile verificare quanti alberelli abbiano superato i mesi più caldi. Ma il sopralluogo del 20 luglio pone già un interrogativo che Roma Capitale non dovrebbe lasciare senza risposta: quale futuro è stato realmente garantito alle nuove piantumazioni di Castel Fusano?
Il Marforio continuerà a seguire la vicenda. Il recupero della pineta richiede programmazione, manutenzione e trasparenza. Senza questi elementi, il rischio è che alle promesse di riforestazione restino soltanto terreno secco, sostegni vuoti e alberelli incapaci di arrivare alla stagione successiva.
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