Storico Café de Paris di Via Veneto durante la Dolce Vita e il locale oggi chiuso a Roma

Café de Paris, il simbolo dimenticato della Dolce Vita: “Roma può salvarlo”. Parte la battaglia per Via Veneto

Il futuro del Café de Paris torna al centro del dibattito romano. Il Comitato Rione Ludovisi ha chiesto ufficialmente al Comune di Roma di attivarsi presso la Soprintendenza per ottenere il riconoscimento di interesse culturale dello storico locale di Via Veneto, simbolo internazionale della Dolce Vita e del cinema romano.

Le vetrine del Café de Paris sono chiuse da anni, i tavolini non esistono più e il silenzio ha preso il posto di quella confusione elegante che per decenni ha reso Via Veneto uno dei luoghi più famosi del pianeta. Eppure, per molti romani, il vero trauma non è soltanto vedere spento lo storico locale dove sedevano divi e intellettuali, ma assistere lentamente alla scomparsa di un pezzo dell’identità contemporanea di Roma.

Perché il Café de Paris non era un semplice bar storico. Era uno dei simboli assoluti della Dolce Vita, il luogo dove si incontravano produttori cinematografici, attori, giornalisti, diplomatici, fotografi e celebrità internazionali nella stagione in cui Roma veniva percepita come la capitale culturale del mondo occidentale.

Ora però qualcosa si muove. E la vera novità è che, secondo il Comitato Rione Ludovisi, il Comune di Roma avrebbe in realtà uno strumento concreto per tentare di salvare il locale storico di Via Veneto.

Il Café de Paris e le vetrine chiuse nel cuore della Dolce Vita

Da anni le serrande abbassate del Café de Paris rappresentano una delle immagini più emblematiche del declino di Via Veneto. Ogni giorno centinaia di turisti si fermano davanti a quelle vetrine cercando la Roma raccontata da Federico Fellini, dai paparazzi e dalla grande cinematografia internazionale. Ma oggi trovano soltanto un locale chiuso, nel cuore di quella che fu la strada simbolo della mondanità romana.

Per molti residenti del Rione Ludovisi, la vicenda è diventata il simbolo di una domanda molto più ampia: Roma riesce ancora a proteggere i luoghi che hanno costruito il suo immaginario internazionale?

È da questa domanda che nasce la nuova iniziativa del Comitato Rione Ludovisi, guidato da Luciano Viola, che nelle ultime ore ha inviato una comunicazione formale al Campidoglio, alla Soprintendenza e alle istituzioni coinvolte per chiedere l’avvio del procedimento di riconoscimento dell’interesse culturale del Café de Paris.

La richiesta del Comitato Rione Ludovisi al Comune di Roma

Il punto centrale della battaglia è molto preciso. Secondo il Comitato, il Comune di Roma non sarebbe affatto privo di strumenti, come invece sarebbe stato sostenuto negli anni da diversi esponenti istituzionali.

La richiesta inviata alle istituzioni sostiene infatti che Roma Capitale, in qualità di ente territoriale, possa attivarsi formalmente presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per chiedere l’avvio dell’istruttoria finalizzata alla dichiarazione di interesse culturale del bene.

Una posizione che si basa sul Codice dei Beni Culturali, in particolare sull’articolo 14 del D.Lgs. 42/2004, richiamato più volte nel dossier predisposto dal Comitato.

Il vincolo culturale previsto dal Codice dei Beni Culturali

Il meccanismo giuridico, spiegano i promotori dell’iniziativa, sarebbe simile a quello che tutela altri luoghi simbolici della Capitale.

L’idea è semplice: il Comune non può imporre direttamente un vincolo culturale, ma può chiedere ufficialmente alla Soprintendenza di avviare l’istruttoria. A quel punto l’organo ministeriale sarebbe obbligato a valutare la richiesta e a pronunciarsi.

Secondo il Comitato, il Café de Paris avrebbe tutti gli elementi per essere considerato un bene di interesse culturale per la sua rilevanza storica, cinematografica, fotografica e identitaria.

Il precedente del Caffè Greco

Nel dibattito è stato richiamato anche il caso dell’Antico Caffè Greco di Via Condotti, considerato uno dei precedenti più significativi in tema di tutela culturale dei locali storici romani.

L’obiettivo del Comitato sarebbe infatti quello di ottenere una forma di tutela che impedisca trasformazioni incompatibili con la memoria storica del luogo, preservandone l’identità e la destinazione simbolica.

Cosa può fare davvero il Campidoglio sul Café de Paris

Dietro la questione giuridica emerge però anche un nodo politico molto delicato.

Nelle interlocuzioni avute dal Comitato con rappresentanti istituzionali, il Comune avrebbe più volte ribadito che il Café de Paris si trova all’interno di una proprietà privata e che, proprio per questo motivo, il Campidoglio non potrebbe intervenire direttamente.

Una linea che Luciano Viola contesta apertamente. Secondo il presidente del Comitato Rione Ludovisi, il tema non sarebbe quello della compressione della proprietà privata, ma quello dell’interesse pubblico collegato a un luogo simbolico della città.

Ed è qui che la vicenda assume un peso molto più ampio. Perché il confronto non riguarda soltanto un esercizio commerciale chiuso, ma il rapporto tra identità urbana, memoria collettiva e trasformazioni economiche del centro storico romano.

Le agevolazioni previste per la proprietà

Nel dossier inviato alle istituzioni viene inoltre sottolineato che il riconoscimento dell’interesse culturale non rappresenterebbe necessariamente un danno per la proprietà.

Secondo il Comitato, il legislatore avrebbe previsto diverse agevolazioni fiscali e amministrative per i beni vincolati, proprio per compensare i limiti collegati alla tutela culturale.

L’obiettivo dichiarato è quello di trovare una soluzione che possa valorizzare sia il prestigio internazionale del marchio Café de Paris, sia l’interesse collettivo legato alla memoria storica di Via Veneto.

Il Café de Paris tra Fellini, paparazzi e Hollywood sul Tevere

Il cuore emotivo dell’intera battaglia resta però la storia del luogo.

Perché il Café de Paris non è soltanto un locale storico di Roma. È uno dei simboli materiali della stagione della Hollywood sul Tevere, del boom economico italiano e della nascita del mito internazionale della Dolce Vita.

Secondo il dossier del Comitato, proprio ai tavolini del locale si sarebbero svolti incontri tra registi, produttori e sceneggiatori destinati a segnare la storia del cinema italiano e internazionale.

Ed è sempre attorno al Café de Paris che si sviluppò il fenomeno dei paparazzi romani, con figure come Tazio Secchiaroli, Rino Barillari, Marcello Geppetti ed Elio Sorci, protagonisti di una rivoluzione nel linguaggio del fotogiornalismo mondiale.

Il ruolo della Soprintendenza

La battaglia del Comitato punta proprio a far riconoscere questa dimensione culturale e simbolica.

Secondo Luciano Viola, il punto centrale non sarebbe soltanto proteggere un immobile, ma evitare che Roma perda uno degli ultimi luoghi capaci di raccontare concretamente una stagione storica che ancora oggi continua ad attirare turisti e appassionati da tutto il mondo.

Anche perché, sostengono i promotori dell’iniziativa, la Dolce Vita resta ancora oggi uno dei fenomeni più riconoscibili dell’immagine internazionale di Roma insieme alla Roma antica, al Barocco e alla Cristianità.

Il rischio di perdere l’identità di Via Veneto

Nel dibattito emerge poi un’altra paura molto presente tra residenti e commercianti del centro storico.

Il timore è che luoghi storici e iconici di Roma possano progressivamente trasformarsi in spazi anonimi, standardizzati o completamente scollegati dalla memoria culturale della città.

Un fenomeno che molti residenti ritengono già evidente in altre zone della Capitale, dove botteghe storiche e locali simbolici hanno lasciato il posto ad attività prive di legame con il tessuto storico e identitario dei quartieri.

Per il Comitato Rione Ludovisi, il Café de Paris rappresenta uno degli ultimi simboli ancora capaci di raccontare il rapporto tra Roma, il cinema, la moda, il giornalismo e il Made in Italy.

L’idea del caffè-museo della Dolce Vita nell’ex Café de Paris

Tra le ipotesi emerse nelle ultime ore c’è anche quella di immaginare il futuro del Café de Paris non soltanto come esercizio commerciale, ma come spazio culturale permanente dedicato alla memoria della Dolce Vita.

Il progetto culturale immaginato per Via Veneto

L’idea, ancora informale, sarebbe quella di trasformare il locale in una sorta di “caffè museo” capace di unire:

  • memoria cinematografica;
  • esposizioni fotografiche;
  • archivio storico;
  • racconto della Via Veneto felliniana;
  • valorizzazione dei paparazzi storici;
  • turismo culturale internazionale.

Secondo diversi osservatori, un progetto di questo tipo potrebbe rappresentare una delle poche strade realmente capaci di restituire a Via Veneto una funzione culturale e identitaria forte.

Anche perché il tema della Dolce Vita, ancora oggi, continua ad avere una forza enorme nell’immaginario globale.

La politica romana ora dovrà scegliere

La vicenda del Café de Paris è ormai uscita dalla dimensione puramente simbolica. Sul tavolo iniziano infatti ad arrivare atti politici, mozioni e richieste di confronto istituzionale tra Municipio I e Campidoglio.

Il Comitato Rione Ludovisi chiede ora al Comune di esprimersi chiaramente: continuare sulla linea del “non possiamo fare nulla” oppure attivarsi formalmente presso la Soprintendenza.

La sensazione, però, è che la battaglia sul Café de Paris vada ormai oltre il destino di un singolo locale.

Per molti romani, il vero tema è capire se la Capitale voglia ancora difendere i luoghi che hanno costruito la sua immagine nel mondo oppure lasciare che la memoria della Dolce Vita sopravviva soltanto nei film di Fellini e nelle fotografie ingiallite dei paparazzi.

Perché il rischio, oggi, non è soltanto perdere un caffè storico di Via Veneto. È perdere uno degli ultimi luoghi capaci di raccontare cosa sia stata davvero Roma quando la città, almeno per qualche anno, sembrò il centro del mondo.

 

🔔 Vuoi ricevere le nostre notizie da Roma in tempo reale?
Iscriviti al canale WhatsApp del Marforio

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Focus!

Potrebbero anche interessarti: