Riproduzione di un hub a idrogeno ad Acilia vicino al viadotto Nuttal, alla ferrovia Metromare e al deposito autobus

Acilia, riparte il progetto dell’hub a idrogeno: cosa sappiamo sulla sicurezza dell’impianto previsto tra viadotto Nuttal e ferrovia

Roma Capitale rilancia l’hub a idrogeno di Acilia da oltre 6 milioni di euro. Il progetto sorgerà in un quadrante tra ferrovia e grandi arterie: ecco cosa prevedono gli atti e quali aspetti della sicurezza restano da chiarire.

Il progetto dell’hub a idrogeno di Acilia torna nella fase operativa dopo lo sblocco dei finanziamenti annunciato da Roma Capitale nell’agosto 2026. L’intervento, previsto nel Municipio X in prossimità del deposito ATAC, dispone di oltre 6 milioni di euro di fondi europei e dovrebbe comprendere un impianto per la produzione di idrogeno e una stazione di rifornimento destinata inizialmente a circa 30 autobus. La localizzazione prevista, però, insiste su un quadrante particolarmente complesso, tra il viadotto Zelia Nuttal, la ferrovia Roma-Lido oggi Metromare, via Ostiense e via del Mare. Da qui una domanda che diventa centrale prima dell’apertura del cantiere: quali valutazioni di sicurezza sono state effettuate e quali scenari di rischio sono stati presi in considerazione?

Il tema torna d’attualità dopo l’annuncio dell’11 agosto di Roma Servizi per la Mobilità: la firma della convenzione tra Roma Capitale e ATAC ha sbloccato la fase operativa di un piano da oltre 110 milioni di euro, finanziato attraverso risorse del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti assegnate dalla Città Metropolitana. Quel finanziamento complessivo riguarda nuovi autobus e l’ammodernamento dei depositi; il polo dell’idrogeno di Acilia ha invece una dotazione specifica di 6.027.054 euro.

Acilia, cosa prevede il nuovo hub a idrogeno

Il progetto compare nel Piano Operativo del PN Metro Plus 2021-2027 approvato dalla Giunta Capitolina con la deliberazione n. 160 del 22 maggio 2026. La scheda parla di una “infrastruttura integrata per la mobilità pubblica a idrogeno”, composta da impianto di elettrolisi e stazione di rifornimento, con il Dipartimento Mobilità Sostenibile e Trasporti come struttura responsabile.

L’obiettivo è avviare la riconversione del deposito ATAC di Acilia verso una flotta alimentata anche attraverso tecnologia fuel cell. Roma Capitale indica un’area di propria proprietà situata in prossimità della rimessa e una prima dotazione di circa 30 autobus a idrogeno o ibridi fuel cell-batteria. Le risorse Metro Plus serviranno alla progettazione e alla costruzione dell’impianto di produzione e della stazione di rifornimento, mentre altri finanziamenti dovrebbero coprire i nuovi mezzi e l’adeguamento delle officine.

Sul portale istituzionale di Roma Capitale il progetto risulta oggi indicato come “in corso”, con una durata programmata dal primo marzo 2024 al 31 dicembre 2027.

Il precedente progetto prevedeva 560 chili di idrogeno al giorno

Il programma non nasce nel 2026. Nella precedente versione del Piano Operativo Metro Plus, risalente al 2024, era già stato sviluppato un primo dimensionamento dell’infrastruttura di Acilia.

Per una flotta di 30 mezzi si stimava una produzione di circa 560 chilogrammi di idrogeno al giorno, attraverso tre elettrolizzatori da 0,5 MW. Nello stesso documento veniva considerata anche una possibile evoluzione successiva del progetto per arrivare alla trasformazione dell’intero parco di 113 autobus della rimessa.

Questi numeri sono riferiti alla configurazione preliminare del 2024 e non possono essere automaticamente considerati quelli dell’impianto definitivo. Servono però a comprendere la scala dell’intervento e, di conseguenza, l’importanza delle verifiche progettuali e di sicurezza.

Dove dovrebbe sorgere l’hub di Acilia

È proprio la localizzazione dell’impianto a rendere il dossier particolarmente rilevante per il territorio.

Una documentazione ATAC relativa all’area di Acilia descrive il comparto come delimitato da viale Enrico Ortolani, dal fascio dei binari della ferrovia Roma-Lido, da via Ostiense e via del Mare, dal viadotto Zelia Nuttal e dalla viabilità della rimessa ATAC.

Nel Piano Operativo del 2024 venivano valutate due possibilità: collocare l’infrastruttura all’interno della rimessa oppure utilizzare uno spiazzo esterno limitrofo al deposito. La seconda soluzione veniva giudicata preferibile perché avrebbe separato la zona di produzione dell’idrogeno dalle aree utilizzate per il parcheggio degli autobus e avrebbe consentito, in prospettiva, anche l’accesso di utenti privati alla stazione di rifornimento.

Anche l’annuncio diffuso nell’agosto 2026 conferma l’intenzione del Campidoglio di valutare un distributore esterno destinato alla clientela privata.

Sul territorio, però, il cantiere dell’hub non risulta ancora materialmente avviato nella zona interessata. Nell’area prossima al viadotto è inoltre tuttora visibile un insediamento informale. È quindi necessario distinguere lo sblocco finanziario e amministrativo annunciato dal Campidoglio dall’effettivo avvio delle opere.

Sicurezza dell’impianto a idrogeno di Acilia: cosa prevede la normativa

Il punto non è stabilire a priori che un impianto a idrogeno sia pericoloso. Sarebbe una conclusione priva, allo stato, di elementi sufficienti. Il tema giornalisticamente rilevante è capire quali analisi del rischio siano state effettuate per quella specifica localizzazione di Acilia.

Dal 2023 esiste una specifica regola tecnica nazionale per la prevenzione incendi degli impianti di produzione di idrogeno mediante elettrolisi e dei relativi sistemi di stoccaggio. Il decreto del Ministero dell’Interno del 7 luglio 2023 disciplina proprio le metodologie per l’analisi del rischio e le misure di sicurezza antincendio da adottare durante progettazione, realizzazione ed esercizio.

La normativa stabilisce, tra le altre cose, che la valutazione debba considerare anche il rischio legato alla formazione di atmosfere potenzialmente esplosive. Sono inoltre previsti sistemi di controllo delle concentrazioni di idrogeno, ventilazione automatica, dispositivi per la rilevazione delle fughe di gas, sistemi di rilevamento della fiamma e impianti di allarme antincendio.

Si tratta quindi di un’infrastruttura che richiede una progettazione specialistica. Ed è proprio per questo che diventa importante conoscere non soltanto il progetto generale, ma anche layout definitivo, quantità stoccate, sistemi di compressione, distanze di sicurezza, protezioni, accessibilità dei mezzi di soccorso e scenari incidentali analizzati.

Lo studio da 130 mila euro affidato alla Sapienza

Un primo lavoro tecnico è già stato commissionato.

Nel 2024 Roma Capitale ha affidato direttamente al Dipartimento DIMA dell’Università La Sapienza un incarico da 130 mila euro per attività di ricerca e ingegneria finalizzate alla predisposizione del layout della stazione di rifornimento di Acilia.

L’affidamento comprendeva espressamente il dimensionamento dell’impianto di produzione, compressione, stoccaggio e rifornimento dell’idrogeno, la definizione della configurazione impiantistica, l’individuazione delle apparecchiature e l’elaborazione del layout nel rispetto della normativa vigente.

Un passaggio importante. Proprio gli elaborati prodotti da quello studio potrebbero consentire di capire quali soluzioni tecniche siano state valutate e in che modo la collocazione dell’impianto sia stata rapportata alle infrastrutture circostanti.

Viadotto Nuttal, ferrovia, via Ostiense e via del Mare: il nodo nell’entroterra del X Municipio

La posizione rende necessaria una riflessione ulteriore.

Il quadrante sul quale dovrebbe sorgere l’hub si trova in prossimità di due importanti arterie di collegamento tra Roma e il litorale, della ferrovia Metromare e del viadotto Zelia Nuttal. Intorno gravitano inoltre aree residenziali e produttive di Acilia, Dragona, Dragoncello e Bagnoletto.

Questo non dimostra l’esistenza di un rischio incompatibile con l’opera. Significa, però, che nella progettazione assumono particolare rilevanza gli eventuali effetti esterni di uno scenario incidentale e le possibili interferenze con viabilità e trasporto pubblico.

Il quesito da chiarire è quindi concreto: la valutazione del rischio ha preso in considerazione la vicinanza della ferrovia, del viadotto e delle principali direttrici stradali? E, in caso di emergenza, quali procedure sono previste per consentire l’intervento dei soccorsi e garantire la gestione della mobilità?

Il precedente di via dei Gordiani e perché non va confuso con l’idrogeno

Nella memoria recente di Roma pesa inevitabilmente quanto accaduto il 4 luglio 2025 in via dei Gordiani, dove l’esplosione in un impianto di distribuzione provocò un vasto intervento dei Vigili del Fuoco e numerosi feriti. Le prime ricostruzioni indicarono una consistente fuoriuscita di GPL durante operazioni legate al rifornimento.

Il paragone, però, deve fermarsi alla necessità di una rigorosa prevenzione.

GPL e idrogeno sono combustibili diversi, con proprietà fisiche e modalità di gestione differenti. Non sarebbe quindi corretto utilizzare l’incidente di via dei Gordiani per sostenere che ad Acilia potrebbe verificarsi automaticamente uno scenario analogo.

Quel precedente mostra piuttosto perché, quando si progettano infrastrutture destinate alla produzione, allo stoccaggio o al rifornimento di combustibili, sia essenziale conoscere preventivamente gli scenari incidentali e le misure previste per limitarne le conseguenze.

Hub a idrogeno di Acilia, cosa sappiamo e cosa resta da chiarire

Gli atti oggi disponibili permettono di conoscere parecchi elementi. Sappiamo che Roma Capitale vuole realizzare ad Acilia un impianto per produrre e distribuire idrogeno, che il finanziamento Metro Plus è di poco superiore ai 6 milioni di euro e che la prima fase dovrebbe servire circa 30 autobus.

Sappiamo inoltre che nel 2024 è stato finanziato uno studio tecnico della Sapienza e che nell’agosto 2026 il Campidoglio ha annunciato lo sblocco della fase operativa del più ampio programma per la nuova flotta.

Resta però da ricostruire pubblicamente il passaggio decisivo dalla programmazione alla realizzazione.

Nella scheda allegata alla deliberazione del maggio 2026 il responsabile unico del progetto e il soggetto attuatore risultavano ancora “da identificare”. È quindi utile conoscere gli eventuali aggiornamenti successivi, il livello raggiunto dalla progettazione, il cronoprogramma effettivo e gli atti autorizzativi già acquisiti.

Nella documentazione pubblica esaminata non sono stati invece individuati, allo stato, gli elaborati completi della valutazione del rischio incendio ed esplosione, l’eventuale documentazione relativa ai procedimenti di prevenzione incendi, il layout definitivo con le distanze effettive tra le diverse componenti e le infrastrutture esterne o un eventuale piano di emergenza specifico dell’impianto. Questo non significa che tali documenti non esistano o non siano previsti: significa che è necessario acquisirli prima di poter dare un giudizio sulla sicurezza dell’opera.

Conforzi: “Verificare costi, permessi e autorizzazioni dell’hub che sorgerà nei pressi del viadotto Nuttal”

Sul progetto è intervenuto anche Giuseppe Conforzi, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Municipio Roma X, che nel confronto sul dossier ha posto l’attenzione soprattutto sulla necessità di ricostruire il quadro economico dell’intervento e verificare la presenza di tutti i permessi e le autorizzazioni necessari.

È un piano di approfondimento che si affianca al tema della sicurezza. Perché prima che l’hub passi dagli atti amministrativi al cantiere occorre poter ricostruire con chiarezza quanto sarà effettivamente speso, quali autorizzazioni siano già state ottenute, quali restino da acquisire e quali prescrizioni tecniche accompagneranno la realizzazione dell’infrastruttura.

Il progetto di Acilia non può quindi essere liquidato né con un allarme preventivo né con la sola definizione di opera “green”. È un investimento tecnologicamente rilevante, destinato a modificare una parte del trasporto pubblico romano e collocato in un punto infrastrutturale delicato del Municipio X.

Proprio per questo la domanda sulla sicurezza non è una bocciatura dell’idrogeno. È una richiesta di trasparenza: prima dell’avvio dei lavori, quali rischi sono stati studiati e quali misure sono state progettate per ridurli?

È su quelle carte che sarà possibile valutare davvero il futuro hub a idrogeno di Acilia.

 

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