Ad Acilia gli alberi di via Bepi Romagnoni, spostati per i lavori del parcheggio P2, mostrano segni evidenti di sofferenza a pochi giorni dall’intervento. Le foto dei residenti riaccendono la polemica.
Acilia, cosa sta succedendo agli alberi di via Bepi Romagnoni
La vicenda degli alberi di Acilia, lungo via Bepi Romagnoni, torna al centro del dibattito cittadino con un nuovo sviluppo che rischia di riaccendere una polemica mai davvero sopita. Dopo le proteste dei residenti e la raccolta firme promossa nelle scorse settimane per evitare l’abbattimento degli alberi nell’area interessata dai lavori del parcheggio P2, la soluzione individuata era stata quella dello spostamento delle piante. Un intervento che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto rappresentare un compromesso tra esigenze urbanistiche e tutela del verde.
Eppure, a distanza di pochi giorni dall’operazione, qualcosa sembra non aver funzionato come previsto. Le immagini scattate e diffuse dall’attivista Cristina Franchi mostrano infatti una situazione che, agli occhi dei residenti, appare tutt’altro che rassicurante.
Acilia Sud, alberi spostati con la “macchina di Norimberga”
Spostamento di pochi metri per liberare l’area del parcheggio
Secondo quanto ricostruito, gli alberi di Acilia Sud non sarebbero stati ricollocati in un’area distante o progettata per favorirne il recupero, ma semplicemente traslati di pochi metri rispetto alla loro posizione originaria. In alcuni casi, come riferito dagli stessi cittadini, lo spostamento sarebbe stato compreso tra i tre e i sei metri, appena sufficienti a liberare l’area destinata al cantiere del parcheggio P2.
L’operazione sarebbe stata eseguita con l’ausilio della cosiddetta “macchina di Norimberga”, un mezzo specifico per il trapianto di alberi adulti che consente di estrarre la pianta con una porzione significativa di apparato radicale e reimpiantarla altrove. Uno strumento avanzato, spesso utilizzato proprio per evitare l’abbattimento.
Ma proprio qui nasce il primo nodo della questione: se l’obiettivo era salvaguardare gli alberi, lo spostamento limitato e concentrato nello stesso spazio potrebbe aver compromesso le condizioni necessarie per un corretto attecchimento.
Acilia, foglie secche e chiome diradate: le immagini dei residenti
Segni evidenti di sofferenza vegetativa
Le fotografie raccolte e condivise mostrano in maniera piuttosto chiara una serie di elementi che, pur senza una perizia agronomica ufficiale, appaiono compatibili con uno stato di sofferenza delle piante. In diversi esemplari si notano foglie brunite, accartocciate o completamente disseccate, distribuite in modo non uniforme lungo la chioma. Alcuni rami risultano completamente spogli, mentre altri conservano ancora porzioni di verde.
Un quadro che, secondo una lettura tecnica di base, può essere riconducibile a uno stress da trapianto, ovvero una condizione in cui l’apparato radicale non riesce più a sostenere l’intera massa vegetativa. La pianta, per reagire, tende a ridurre la superficie fogliare, provocando un diradamento della chioma e la perdita di vitalità.
In alcune immagini sono visibili anche tagli netti sui rami principali, segno di una potatura effettuata probabilmente per facilitare l’operazione di spostamento. Tuttavia, se combinata con un trapianto ravvicinato e condizioni ambientali non ottimali, questa pratica può aumentare ulteriormente il livello di stress della pianta.
La denuncia: “Dopo tre giorni le foglie erano già marroni”
A portare all’attenzione pubblica la situazione è stata l’attivista Cristina Franchi, che nelle scorse settimane aveva promosso una raccolta firme proprio per evitare l’abbattimento degli alberi di Acilia Sud. In un audio privato condiviso con la redazione, Franchi racconta come i primi segnali di sofferenza siano comparsi in tempi estremamente rapidi.
“Già dopo tre giorni le foglie erano marroni”, spiega, sottolineando come l’intervento, che avrebbe dovuto salvaguardare il patrimonio arboreo, rischi ora di trasformarsi in un’operazione inefficace. L’attivista evidenzia inoltre come gli alberi siano stati ripiantati molto vicini tra loro, in uno spazio limitato, senza apparenti accorgimenti visibili per favorirne il recupero.
Un elemento che alimenta ulteriormente le perplessità riguarda il costo dell’operazione. L’utilizzo di una tecnologia avanzata come la “macchina di Norimberga” lascia infatti intendere un investimento non trascurabile, a fronte di risultati che, almeno per il momento, appaiono incerti.
Acilia, tra salvataggio e rischio fallimento: serve una perizia
Il nodo tecnico e la richiesta di verifiche
È importante chiarire che, allo stato attuale, non è possibile affermare con certezza che gli alberi siano destinati a morire. Tuttavia, i segnali visivi di malessere documentati dalle immagini rendono legittima la richiesta di un approfondimento tecnico.
La stessa Franchi ha annunciato l’intenzione di far eseguire una perizia agronomica, che possa valutare in maniera scientifica lo stato delle piante e stabilire se le condizioni osservate rientrino nella normale fase di adattamento post-trapianto o se si tratti di un deterioramento più grave.
In assenza di una valutazione specialistica, il rischio è quello di rimanere in una zona grigia, dove la percezione dei cittadini si scontra con la mancanza di dati ufficiali.
Il Comune apre al confronto: promesso un tavolo di monitoraggio
Nel frattempo, sul piano istituzionale si registra un primo segnale di apertura. Dopo le sollecitazioni inviate tramite PEC, l’assessora Ornella Segnalini – secondo quanto riferito dall’attivista – avrebbe risposto scusandosi per il mancato coinvolgimento iniziale dei cittadini nel tavolo di monitoraggio.
Una giustificazione legata a un aspetto formale, ovvero l’oggetto della richiesta di incontro, che non avrebbe esplicitamente menzionato il tavolo stesso. Un dettaglio che però non ha placato le critiche dei residenti, i quali chiedono ora di essere coinvolti concretamente nelle fasi successive.
La promessa è quella di un prossimo confronto, che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per fare chiarezza sull’intervento e sulle condizioni attuali degli alberi di Acilia.
Acilia, una vicenda ancora aperta tra ambiente e urbanistica
La storia degli alberi di via Bepi Romagnoni si inserisce in un contesto più ampio, dove le esigenze di sviluppo urbano si intrecciano con la tutela del verde pubblico. Il caso del parcheggio P2 di Acilia Sud è emblematico: da un lato la necessità di infrastrutture, dall’altro la richiesta sempre più forte dei cittadini di preservare il patrimonio ambientale.
Oggi, a distanza di giorni dallo spostamento, resta una domanda centrale: gli alberi sono stati davvero salvati o si tratta di un intervento destinato a fallire nel tempo? Le immagini, al momento, raccontano una situazione che merita attenzione e approfondimento.
E mentre si attende una perizia tecnica e un confronto con le istituzioni, il destino di questi alberi resta sospeso tra una promessa di tutela e il rischio concreto di un lento deterioramento.
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